Vaccino HIV atto secondo

La Repubblica
Luglio 2008


Il vaccino italiano contro l'Aids, messo a punto dal gruppo di Barbara Ensoli presso l'Istituto Superiore di Sanità, fa un passo avanti ed entra nella seconda fase della sperimentazione, quella per intenderci che, dopo aver valutato la sicurezza di un "prodotto" sull'uomo, passa a testarne l'efficacia su un numero maggiore di soggetti. Il vaccino prevede l'inoculazione di una proteina del virus Hiv, chiamata Tat.
Dottoressa Ensoli, è soddisfatta dei primi risultati?
"La fase uno si è conclusa con risposte molto buone", risponde soddisfatta Ensoli, che ha lavorato per 12 anni a Bethesda, al fianco di Robert Gallo, lo scienziato che ha inventato il metodo per isolare il virus dell'Aids, "non solo in termini di sicurezza ma di risposta: tutti i soggetti hanno sviluppato anticorpi e una risposta cellulare, che in parola povere vuol dire che le cellule immunitarie si attrezzano per attaccare quelle malate".
A questo punto qual è il passaggio successivo della fase due, che verrà poi replicata anche in Africa?
"Verranno arruolati 128 sieropositivi di età compresa tra 18 e 55 anni, con infezione cronica e viremia soppressa dalla terapia farmacologica antiretrovirale (Haart) e numero di cellule immunitarie CD4 uguale o maggiore di 400. Ci sarà ovviamente una selezione per valutare l'idoneità dei candidati e tutti saranno sostenuti da un adeguato supporto psicologico, sia quelli che verranno inclusi nello studio che, soprattutto, gli esclusi".
Come procederete?
"I soggetti verranno divisi in quattro diversi gruppi e proveremo i due differenti dosaggi del vaccino (7,5 e 30 mcg) che hanno dato migliori risultati, per individuare quello ottimale".
Che tempi prevede?
"Sei mesi dal reclutamento dell'ultimo paziente per il trattamento, e almeno altri sei mesi di follow up. Se i risultati saranno soddisfacenti si passerà poi alla fase tre, che dovrà testare l'efficacia del vaccino su un numero maggiore di malati. A quel punto, se tutto andrà bene, il vaccino arriverà finalmente ai pazienti, non prima di cinque anni e a patto che i fondi per la ricerca vengano erogati con continuità".
Per questo vaccino sono stati erogati 21 milioni di euro in 3 anni ma Robert Gallo, che è stato suo maestro, sostiene che la proteina Tat attiva che state utilizzando è potenzialmente pericolosa.
"Studio Tat da più di 20 anni, con pubblicazioni internazionali. Si è dimostrata perfettamente innocua negli studi sugli animali (topi, conigli e scimmie), e nella sperimentazione di fase I nell'uomo. E lo certifica il Comitato Indipendente per la valutazione degli Eventi Avversi costituito da esperti di chiara fama".
A proposito di eventi avversi, una recente interrogazione parlamentare ne segnala alcuni.
"Tutti gli eventi avversi sono stati segnalati e riportati nel rapporto di sicurezza in cui il comitato indipendente dichiara il vaccino sicuro in questi studi di fase 1. I centri che seguono i volontari sono obbligati a comunicare gli effetti avversi. La paresi facciale era transitoria ed è stata catalogata come associazione possibile ma non certa".
La fase due avverrà in 9 o 10 centri ospedalieri della penisola (non è ancora arrivata la risposta di Bari). L'ospedale Spallanzani si è tirato indietro. Il motivo è che la riduzione del numero dei soggetti esaminati inficia i risultati, soprattutto in termini di sicurezza. È vero, e perché avete ridotto il numero?
"L'arruolamento si è fermato perché avevamo raggiunto l'obiettivo con 47 volontari su 88 e non sarebbe stato etico continuare. Un numero più basso non vanifica il risultato e comunque per gli studi di sicurezza di fase 1 l'NIH americano (National Institute of Health, ndr) e il WHO (Organizzazione mondiale della Sanità, ndr) ne prevedono da 15 a 60".
Ma allora perché nel vostro protocollo ne prevedevate in origine 88?
"Perché volevamo valutare anche la risposta immune, e non potevamo prevedere che avremmo raggiunto l'obiettivo con soli 47 soggetti".
 


A cura della redazione DITRO